Questo non è Antifascismo

di R*Typo

(Risposta ad un Tweet che mi ha fatto incazzare)

Infatti no, quello non è antifascismo.
 
Quelli sono Francesi incazzati che non meritano affatto il vostro disprezzo e le vostre banali semplificazioni fatte con le terga al caldo delle vostre poltrone, lo smartphone tra le mani ed un hashtag del piffero con cui vi raccontate tra di voi che cambierete il mondo.

Il mondo si cambia sporcandosi. Sporcandosi parecchio.

Non a caso i Francesi conservano ad oggi tutele e diritti cui noi Italiani abbiamo colpevolmente rinunciato da tempo, senza emettere un fiato. Tutele per cui le generazioni precedenti avevano preso manganellate, lacrimogeni, proiettili di gomma e spesso di piombo.

Negli anni i governi francesi di destra e sinistra hanno spesso forzato la mano per modificare leggi e restringere diritti in chiave liberista, subendo puntualmente reazioni spontanee e spesso violente, (si, violente) da parte della popolazione.

I Francesi hanno a tutt’oggi una miglior qualità della vita, la settimana da 35 ore di lavoro, sussidi di disoccupazione con durata minima di 24 mesi, sussidi alla famiglia, paghe orarie più alte, 35 giorni di ferie annuali ed altri diritti che da noi hanno forse quelli che lavorano in banca.

Noi Italiani nel 1985 compimmo un suicidio sociale, votando per l’abrogazione della Scala Mobile, ovvero volontariamente rinunciammo per sempre all’adeguamento dei salari all’inflazione, sotto la guida del compare di Berlusconi, il compagno Bettino Craxi.

In Italia, quando il Governo Prodi attuò i Voucher, precedentemente messi a punto dal Governo Berlusconi, nessuno ebbe nulla di concreto da ridire su quella che di fatto fu la legalizzazione del lavoro nero.

Quando il “compagno” Renzi rottamò l’articolo 18, nemmeno i sindacati aprirono bocca. Susanna Camusso? CGIL? Non pervenuti.

La violenza non è mai una soluzione auspicabile, ma è violenza anche quella che viene silenziosamente fatta dai governi sulle persone, con la progressiva riduzione dei diritti, delle coperture sanitarie, il blocco dei contratti l’eliminazione dei sussidi e l’istituzione di forme di subordinazione sempre più svantaggiose ed a senso unico.

Potete dire quello che volete, ma per me la qualità della nostra vita varrà sempre di più di tutte le vetrine spaccate e le macchine bruciate che tanto vi scandalizzano. Sopportiamo con fatalistica rassegnazione la macelleria sociale cui veniamo sottoposti, da politici che rispondono al mondo finanziario e ai pochi detentori di quella ricchezza che andrebbe redistribuita, con le buone o le cattive.

Etichettare i Gilet Gialli come fascisti è profondamente ingiusto perché denigra la protesta legittima della gente che si oppone alla riduzione dei propri diritti, se volete in maniera discutibile, ma sicuramente rischiando e pagando in primissima persona, con il carcere, l’ospedale e la vita stessa.

Etichettare i Gilet Gialli come fascisti è profondamente stupido perché fa il gioco dei fascisti stessi, che si infiltrano nelle manifestazioni e provando ad egemonizzarle, finendo comunque isolati ed allontanati.

Voi giudicate chi da mesi scende in piazza a protestare, confrontandosi con la Polizia Francese in assetto antisommossa. Forse non ce li avete presenti i celerini francesi.

Noi in Italia facciamo sciopero di Venerdì per allungarci il weekend ed il Lunedì torniamo al lavoro mugugnando in silenzio a testa bassa.

Noi in Italia twittiamo solidarietà quando vediamo in televisione gli operai che passano settimane arrampicati su gru, ciminiere e cancelli, nella difesa disperata di posti di lavoro che già sappiamo verranno persi tra inutili hashtag.

Manifestare dissenso non basta se nessuno ascolta, considera e/o infine teme quel dissenso.

I Gilet Gialli non c’entrano nulla con l’antifascismo perché non si confrontano con un regime fascista, sempre che non vogliate parlare di dittatura dei mercati.

L’antifascismo si fa tutti i giorni, al lavoro, nelle scuole, sui mezzi, nelle strade ed ogni volta che è necessario. Certamente lo si può fare negli scioperi, le proteste e le manifestazioni per i diritti ma è e rimane un’altra cosa.

I Gilet Gialli rivendicano diritti. Può non piacere come lo fanno, ma non meritano il disprezzo che gli riservate con fotografie come quella che avete postato e con i commenti velenosi che disseminate sui social, senza saperne tra l’altro praticamente nulla.

Pochi giorni fa tutti, ma proprio tutti, accompagnavate l’hashtag #Facciamorete con il ricordo di Fabrizio de Andrè. In questa chiave di lettura la cosa in se fa abbastanza ridere, visto che Fabrizio dovette raccontare il Maggio Francese, perché quello Italiano non s’è mai visto.

Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti.

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